READING 22 NOV 2007

11 11 2007

ksenja Laginja+Mauro ZO





L’IMPERFEZIONE (estratti)

14 10 2007

§ 52 §

Genova per noi è un equilibrio che viene meno, sotto la pioggia insistente del mare che si perde facilmente negli occhi. Genova è un sussulto di carne, un graffio sulle mani, un cuore espulso, aprendo le tasche vuote per riempirle di aria e mare. Con il tempo accovacciato tra i piedi sempre uguali. Genova è negli occhi, come l’uomo seduto sulle scale di S. Lorenzo, perduto dentro ad una voce, con un paio di dita rivolte al cielo, gli occhi socchiusi. Genova voce sola nel mondo, Genova dagli occhi tristi, stanca.

§ 53 §

Voglio squarciare il cielo in punta di piedi, con gli occhi iniettati di luce, affilati nell’ultimo saluto a Genova, sottile speranza, debole respiro incrostato nel giorno appena acceso, sepolto tra le mani screpolate dal vento, recise sui polsi, abbandonate lungo la strada. Amo il silenzio, quella sottile spinta a gettarsi nel vuoto senza sostegno, quel tocco morbido che non è dolore, che non è rassegnazione, che non è disperazione morta. E’ voglia di combattere, di scendere assetata sulla strada, di bere acqua, di chiudere gli occhi nel caos, di smettere di ascoltare discorsi inversi, che sfamano inutili bocche vuote.
E’ vivere libera.
E’vivere adesso.

§ 64 §

Vorrei attraversare le mille strade che si insinuano vorticose una sopra l’altra, una dietro l’altra per smarrire ogni singola parte di me, senza perdere il mio cuore. Vorrei scivolare decisa sopra le voci delle persone, sopra tutta la violenza che ogni giorno sono obbligata ad ingoiare, voracemente, senza lasciare briciole, senza sporcare il pavimento. Vorrei vivere senza assopirmi, senza destare sospetti, vivere per non sopravvivere. Vivere per vivere.





MEINE SEELE BRENNT

15 04 2007

MEINE SEELE BREENT collage





my slideshow

15 04 2007




ASCOLTA

6 03 2007

Ascolta, ascolta questa lamiera che suona, ascolta,

l’acqua che scivola lucida,

una voce invischiata, legata e imbavagliata,

non c’è conclusione nelle parole,

non c’è delusione nel fango spellato,

che strappa la pelle con lame di vetro,

non c’è riscontro, rumore, rumore, ascolta!

Un suono luminoso taglia la notte che muore,

taglia senza pensiero,

respiro che cammina, perché? La voce non ferma l’istante,

contorce la mente inquietante, sfuggente,

arresta le mani che non esistono,

che percuotono i tasti marci,

quel sottile rumore continuo, martellante,

lava il corpo appeso per i denti,

non ci saranno giornate masticabili,

rumore da bere, servito in bicchieri di legno,

profumato, spezie coinvolte, stirate, dimenticate .








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